Lettera dei dipendenti di Facebook a Mark Zuckerberg: incredibile strategia di comunicazione?

Avatar Lorenzo Limonta | 4 Novembre 2019 22 Views 0 Likes

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Questa è ancora la nostra azienda

La recente vicenda che ha coinvolto Facebook e parte dei suoi dipendenti, stimola una riflessione approfondita in merito alle tematiche legate all’Employer Branding e a ciò che viene ormai definita Employee Advocacy, traducibile come il supporto, l’appoggio, verso l’esterno che i dipendenti indirizzano alla propria azienda.

Employee Advocacy VS Employee Discontent

Quando un collaboratore si esprime attraverso i vari mezzi di comunicazione parlando bene della realtà lavorativa in cui è inserito, ciò avrà ripercussioni positive in termini di reputazione aziendale e di attrattività dell’organizzazione stessa come datore di lavoro, il quale sarà identificato come un “employer of choice”. Più un collaboratore è allineato ai valori del proprio datore di lavoro (EVPs), più l’Employee Advocacy sarà forte. Tutto ciò genera, inevitabilmente. un tesoro inestimabile di comunicazione positiva che il datore di lavoro ha l’obbligo di coltivare se vuol essere annoverato tra i cosiddetti “best places to work”. Al contrario, se il collaboratore esprime pubblicamente un dissenso si parlerà di Employee Discontent.

Il recente caso FB

Ed è così che la lettera sottoscritta da alcuni dipendenti del colosso Social sta facendo il giro del mondo: una missiva, indirizzata ai leader della società, Zuckerberg in testa, per ricordargli che l’azienda sta prendendo senza preavviso una direzione diversa da quella per cui è stata fondata, ovvero la libertà e la parità di espressione.

Il caso è semplice: FB consentirebbe di poter pubblicizzare (tramite Ads) contenuti politici a pagamento, compresi quelli fasulli o inesatti, con maggiore visibilità di altri non a pagamento. Per i mittenti della lettera questa possibilità minerebbe appunto la libertà di parola, ovviamente in forte contrasto con il “paid speech”, il contenuto a pagamento a cui verrebbe fornito un risalto maggiore nonostante non ne sia verificata la veridicità. Insieme alla “critica”, i firmatari suggeriscono ben 6 proposte per migliorare proprio l’aspetto legato alla gestione di tali  contenuti politici a pagamento sulla piattaforma social.

Soddisfazione reciproca?

Sicuramente l’obiettivo dei dipendenti scontenti è stato raggiunto: rendere pubblica una “questione interna” e porre all’attenzione di tutti un problema che diversamente non sarebbe probabilmente emerso.  Sì, perchè la lettera, finita poi sui principali tabloid americani, era stata inizilamente postata su The Facebook Workplace, lo strumento di comunicazione interna che FB mette a disposizione per i propri collaboratori.

Zuckerberg, tuttavia, potrà dirsi soddisfatto: quale imprenditore non vorrebbe dipendenti così allineati ai valori dell’azienda? Collaboratori che si sentono talmente parte del contesto aziendale da esporsi e riaffermare che “Siamo orgogliosi di lavorare qui”, “Questa è la nostra azienda”, e infine “Questa è ancora la nostra azienda”?

Qualche perplessità

Tuttavia restano due sensibili dubbi su quella che sembra piuttosto essere una grande operazione di Employer Branding:

  1. Prima di tutto la lettera è stata firmata da 250 dipendenti, un numero piuttosto esiguo rispetto a i 35.000 totali del colosso di Menlo Park> ci si chiede se si tratti di un numero su cui poter fare affidamento quando si parla di Employee Advocay/Discontent o in generale di Employer Branding. In ogni caso, trattandosi di FB, qualsiasi azione, anche la più piccola, può (o deve) suscitare un’attenzione globale, come in questo caso;
  2. Un secondo aspetto non meno importante da considerare, soprattutto per una big Corp come Facebook, risiede nella necessità di essere attrattiva sul mercato del lavoro e considerata un Best Place to Work: se il social più famoso al mondo era stato incoronato da Glassdoor il Re dei migliori posti in cui lavorare nel 2018, nel 2019 è scivolato di ben sei posizioni. Non è difficile  comprendere quanto beneficia in termini reputazionali ed economici una organizzazione di queste dimensioni rimanendo nei primi posti di in una classifica di questo tipo.

Maestria o solamente casualità?

A pensarci bene, quali sono i messaggi che ha trasmesso una comunicazione come quella in oggetto, nei confronti di un potenziale candidato?

  • Arriverai in un ambiente in cui ti sentirai orgoglioso di operare
  • In questo ambiente potrai costruire qualcosa di reale, di concreto
  • Avrai la possibilità di essere riconosciuto come parte di un gruppo
  • Sentirai questa azienda come tua
  • Avrai la possibilità di esprimere la tua opinione riguardo a ciò che accade all’interno dell’azienda.

Ora, pensare che sia un caso che una delle realtà aziendali più strutturate al mondo abbia trasformato una potenziale minaccia alla sua reputazione e alla sua leadership è azzardato.

Al contrario sembra essere un ennesimo colpo da maestro del Mark più famoso del panorama social, a cui sicuramente non si può non dare merito di aver creato un gigante dai mille volti ma dalla sana e robusta costituzione.

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Written by Lorenzo Limonta


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